15.04 – 19.06.26 | ICCD presenta la mostra fotografica ‘Il vero documento’. La produzione del Gabinetto Fotografico Nazionale 1913 - 1938

Pubblicato il 07/04/2026

Argomento Fotografia

L’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione – ICCD è lieto di presentare la mostra ‘Il vero documento’. La produzione del Gabinetto Fotografico Nazionale 1913 - 1938 a cura di Benedetta Cestelli Guidi e di Simona Turco, allestita dal 15 aprile al 19 giugno 2026 presso il Complesso Monumentale di San Michele a Ripa Grande, a Trastevere, sede dell’ICCD.

 

La mostra ‘Il vero documento’. La produzione del Gabinetto Fotografico Nazionale 1913 - 1938 presenta una selezione ragionata di stampe fotografiche, negativi su vetro, documentazione cartacea custoditi nell’archivio del laboratorio fotografico centrale delle Belle Arti, in un arco temporale denso di avvenimenti storici e, sul piano della tutela, di affinamento di  procedure giuridico amministrative.

Le fotografie sono eseguite durante la direzione di Carlo Carboni, erede del fondatore Giovanni Gargiolli e direttore tra il 1913 ed il 1932, assieme a quella dei fotografi che lo accostano nel lavoro e proseguono il progetto di ricognizione visiva durante la direzione dello storico dell’arte Luigi Serra (1932 – 1938), commissario del GFN dopo la destituzione dall’incarico di Carboni. La produzione complessiva è sui 40 mila negativi di cui 25 mila realizzati nell’arco temporale della mostra, includendo nel conteggio le acquisizioni di collezioni ‘altre’ aggregate all’archivio di produzione sin dai primissimi anni del Novecento.

Il progetto di Regolamento, redatto ad inizio dell’arco cronologico ripercorso dalla mostra, indica lo spettro di azione dell’ufficio delegato per conto dello Stato a documentare visivamente il patrimonio culturale italiano che viene via via individuato, riconosciuto, studiato e catalogato ai fini della sua tutela. Un processo analitico-conoscitivo denso di passaggi, nel cui ambito la fotografia diventa documento del bene, inoppugnabile prova della sua esistenza e del suo ri-conoscimento. In tale ambito, per lo più trascurato dagli studi attorno alla fotografia del patrimonio, la produzione fotografica del GFN mostra una certa declinazione visiva del patrimonio, fondata sull’aderenza alle condizioni di custodia e conservazione in cui viene fotografato: ‘Il vero documento’ è quella fotografia che non altera, per abbellire e comporre secondo i canoni classici della veduta l’oggetto fotografato. Il principio organizzatore della mostra restituisce la modalità procedurale del GFN; sulle pareti le stampe fotografiche, gelatine ai sali d’argento originali, sono ordinate per nuclei tematici, con fotografie che fissano l’opera in sequenze di decine di scatti, apparentemente privi di elementi distintivi. A tale modalità di registrazione visiva totale delle opere si affianca un secondo elemento procedurale tipico del GFN quale tornare a ri-fotografare a distanza di decenni la medesima opera; se ne registrano i cambiamenti - è stata restaurata, musealizzata, smembrata, dispersa - e si aderisce alla richiesta di studiosi e funzionari che cercano nuove prove visive per una rinnovata lettura critica. La produzione del GFN mostra la duttilità del mezzo fotografico nel rispondere a diversi livelli della conoscenza del patrimonio.

 

Le fotografie sono eseguite sull’intero territorio nazionale, seguendo il progetto di tutela che si affina nel corso di questi decenni, prospettando l’uso più consapevole della fotografia come documento probante. Le campagne fotografiche eseguite da Carboni sul paesaggio, ad esempio, in particolare nel Parco Nazionale d’Abruzzo, riflettono direttamente un quadro normativo in divenire, promosso da Benedetto Croce con la legge Per la tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare interesse storico del 1922. In questo processo di progressiva definizione di ‘cosa’ fosse il patrimonio il GFN fu protagonista attivo, assumendo una precisa responsabilità nella costruzione del patrimonio.

 

Pur nella pluralità di sguardi che la mostra restituisce, dando spazio per la prima volta ai fotografi che operano sotto la sigla GFN, ad emergere è uno stile comune, tipico di una grande officina di sapore rinascimentale dove le competenze, le procedure e gli strumenti sono condivisi e ereditati.  Alla fine degli anni Venti la Storia fa irruzione nel laboratorio fotografico delle Belle Arti, scompigliando l’intero progetto di documentazione visiva: con la fondazione del  dipartimento fotografico (1927) dell’Istituto Nazionale LUCE il controllo del Regime sull’immagine si estende anche alla fotografia, progressivamente utilizzata a fini propagandistici. Nel 1928 gran parte dell’archivio dei negativi, circa 25 mila lastre, vengono affidate, per un triennio, al LUCE che ne diventa custode e responsabile, soprattutto per fini commerciali; una cessione che suscita sottaciuto scontento non solo da parte di Carboni ma dell’intero Ministero e che si risolve solo nel 1943 quando l’archivio viene restituito al legittimo proprietario. Anche questa fase problematica del GFN viene raccontata per la prima volta, attraverso lo spoglio della documentazione d’archivio segnalandone anche i risvolti positivi, come la formazione della fototeca e la pubblicazione dei cataloghi a stampa delle fotografie del GFN.

 

La mostra è curata da Benedetta Cestelli Guidi e Simona Turco ed è ospitata nella Chiesa delle Zitelle in Via di San Michele 18. È accompagnata da un volume di studio edito da Quodlibet.

 

L’inaugurazione della mostra si terrà mercoledì 15 aprile 2026 alle ore 18.00.

 

La mostra sarà aperta al pubblico dal lunedì al venerdì, ore 10.00-18.00 (esclusi i festivi), con ingresso libero.