Dati aperti

Le norme vigenti tracciano un quadro prescrittivo per le pubbliche amministrazioni chiaramente orientato al rilascio da parte delle stesse di dati di tipo aperto: “I dati aperti sono dati che possono essere liberamente utilizzati, riutilizzati e ridistribuiti da chiunque, soggetti eventualmente alla necessità di citarne la fonte e di condividerli con lo stesso tipo di licenza con cui sono stati originariamente rilasciati” (Open Data Manual, Open Knowledge Foudation).

Partendo quindi dal concetto di conoscenza aperta, anche gli Open Data possono essere descritti dai seguenti principi:

  • Disponibilità e accesso: i dati devono essere disponibili nel loro complesso, per un prezzo non superiore a un ragionevole costo di riproduzione, preferibilmente mediante scaricamento da Internet. I dati devono essere inoltre disponibili in un formato utile e modificabile.
  • Riutilizzo e ridistribuzione: i dati devono essere forniti a condizioni tali da permetterne il riutilizzo e la ridistribuzione. Ciò comprende la possibilità di combinarli con altre basi di dati.
  • Partecipazione universale: tutti devono essere in grado di usare, riutilizzare e ridistribuire i dati. Non devono essere poste discriminazioni di ambiti di iniziativa in riferimento a soggetti o gruppi. Per esempio, il divieto di utilizzare i dati per scopi commerciali o le restrizioni che permettono l’uso solo per determinati fini (quale quello educativo) non sono compatibili con il paradigma degli Open Data.

Ciò comporta per i cittadini una maggiore consapevolezza circa l’attività amministrativa (rendendola più trasparente e orientata al controllo civico), mentre per gli operatori economici implica la possibilità di erogare servizi ai cittadini partendo dai dati forniti dalle amministrazioni. Si realizza, così, un virtuoso meccanismo di crescita collettiva, ed è questa la ragione per la quale le politiche di apertura dei dati pubblici possono essere interpretate, sulla base della normativa vigente, come una forma di valorizzazione del patrimonio pubblico.

Promuovere politiche di open data può consentire, inoltre, di migliorare – grazie al contributo dei portatori di interesse (stakeholders) – la qualità dei dati, consentendo una maggiore efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa in attuazione del principio costituzionale di buon andamento.

Alla luce di questi principi, l’ICCD ha elaborato una serie di strumenti, tecnologici e procedurali, per rendere disponibile, anche in formato aperto, il patrimonio informativo del Catalogo dei beni culturali, come gestito nella banca dati del SIGECweb (Sistema informativo generale del catalogo).

Le piattaforma di accesso per il riuso dei dati del catalogo

Per rendere possibile la circolazione dei dati del Catalogo e il loro riuso da parte di tutti gli utenti interessati, sono stati predisposte tre diverse piattaforme di accesso aperto al patrimonio catalografico del SIGECweb, in relazione ai diversi target di utenza.

Open data (www.catalogo.beniculturali.it/opendata)

OpenICCD è un’applicazione sviluppata sulla piattaforma open source DKan che espone dataset in formato aperto riferiti a diverse tipologie di contenuti: dati di catalogo, statistiche della catalogazione, soggetti produttori. I dataset vengono via via resi disponibili, anche in base al monitoraggio delle richieste dei fruitori, al fine di incontrare le esigenze degli utenti.

Linked open data (http://dati.beniculturali.it/datasets/)

Il termine linked open data (LOD) si riferisce a una serie di best practices per pubblicare dati strutturati sul web e collegarli tra loro per la creazione del cosiddetto spazio globale dei dati, un gigantesco data base aperto e distribuito, che contiene miliardi di dati granulari collegati tra loro, il cosiddetto web of data.

I collegamenti tra dataset rendono possibile l'arricchimento del dato di partenza grazie all’opportunità di incrociare informazioni provenienti da varie fonti gestite da diverse amministrazioni o da enti o da privati. Gli utenti dei linked open data sono di solito agenti software che interrogano e interagiscono attraverso API o query SPARQL per realizzare applicazioni, visualizzazioni o altre elaborazioni.

A luglio del 2017 è stato inaugurato il portale dei linked open data del MiBAC, che offre l’accesso a dati sui luoghi della cultura e sugli eventi (dati aggiornati in tempo reale), anagrafiche di biblioteche, di archivi di Stato, di “contenitori” di beni culturali, e dati sul patrimonio fotografico e archivistico dell’ICCD; il portale entro l’anno offrirà l’accesso ad oltre 800.000 dettagliatissime schede di catalogo del patrimonio culturale italiano, prodotti nell’ambito del Progetto ArCo

Harvester OAI Provider

L’OAI Provider gestisce le richieste secondo il protocollo OAI-PMH che è stato sviluppato dalla Open Archives Initiative ed è utilizzato per il recupero (o harvesting) dei dati. L’accesso avviene attraverso delle query al provider che restituisce le informazioni relative alle schede di catalogo pubblicate. Attualmente i dati sono pubblicati secondo gli standard PICO e Dublin Core in formato XML.

SPARQL Endpoint e Linked Open Data

Il sito dati.beniculturali.it è la piattaforma di pubblicazione dei Linked Open Data (LOD) del MiBAC.
Si tratta un’interfaccia machine-to-machine (m2m) che offre linked open data interrogabili direttamente da qualsiasi applicazione, rispondendo in tal modo alle esigenze di disporre di dati standardizzati e interoperabili espresse da varie comunità di sviluppatori e utilizzatori. L’accesso al sistema è libero e le informazioni sono a disposizione di chiunque voglia riutilizzare i dati per costruire applicazioni, interfacce user-friendly e servizi utili per i cittadini, gli studenti, i ricercatori, i turisti e altre categorie di utenti.

Attualmente sono disponibili i Linked Open Data dei luoghi della cultura basati, sull’ontologia Cultural ON. Nell’ambito del progetto ArCo – Architettura della conoscenza (link al progetto) è in corso la predisposizione di una rete di ontologie che consentiranno di modellare tutti i dati del Catalogo dei beni culturali.